I ragazzi di via Buonarroti 29

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mercoledì 18 giugno 2014

Il randagismo esistenziale: sei racconti di Gino Pitaro, di Massimo Sestili. Babelfish, Edizioni Ensemble, Roma 2013.


Il randagismo esistenziale

Sei racconti di Gino Pitaro

di Massimo Sestili
(Babelfish, Edizioni Ensemble, Roma, 2013)


Leggendo i racconti di Gino Pitaro tornano alla mente alcuni versi di Antonio Machado: «Ho sognato senza dormire, forse anche senza neppure svegliarmi», e alcuni passi di Calderòn de La Barca autore de La vida es sueño: «Siamo in un mondo tanto singolare che il vivere in esso è sognare; e l'esperienza mi insegna che l'uomo che vive, sogna ciò che è fino al risveglio».

Gino Pitaro

Le vite narrate da Gino Pitaro nei sei racconti che compongono Babelfish, si muovono costantemente lungo il nebuloso crinale che separa sogno e realtà. Due mondi che per brevi tratti camminano paralleli, improvvisamente si avviluppano creando nel lettore un angosciante smarrimento.
Sono vite solitarie, completamente immerse in inestricabili labirinti emotivi, sempre alla ricerca di un solido appiglio, di una riva sicura su cui approdare, di una certezza o di una verità cui aggrapparsi per ridare unità ad una coscienza scissa e alienata. Sono presenze-assenze, appaiono e scompaiono immediatamente nell'inafferrabilità dei sentimenti; nel momento in cui sembrano prendere corpo subito diventano evanescenti. Fantasmi in cerca di una realtà, sono vite ribelli che s'interrogano e costantemente cercano d'opporsi al naufragio della memoria come condizione alienante dell'uomo postmoderno.
J. P. Sartre a proposito dell'immagine affermava che è un analogon, cioè la presenza di un'assenza. Edgar Morin a proposito della televisione scriveva: «Così, lo spettacolo moderno è una grande presenza e al tempo stesso una grande assenza». Italo Calvino nella prima delle sue lezioni americane dedicate alla leggerezza, affermava che la postmodernità si caratterizza per aver sostituito agli atomi i bit, alla pesantezza la leggerezza. I personaggi di questi racconti sono sempre al limite tra la pesantezza e la leggerezza, sono atomi e bit, sono presenti e assenti, sono realtà e sogno.
È fuori di dubbio, questa almeno è la mia sensazione, che Gino Pitaro voglia mettere in scena l'eterna fuga dallo smarrimento esistenziale dell'uomo postmoderno. E lo fa mettendo sempre i suoi personaggi in situazioni apparentemente senza una via d'uscita: ogni individuo è un'isola che galleggia solitaria e silenziosa senza uno scopo e senza una meta. Anche i luoghi dei racconti appaiono isole, diverse ma sempre circoscritte: l'arena (Il toro di Pamplona), il ring (Michelangelo, Ginevra e io), il cimitero (Holly), un negozio (Miss France), o la labirintica Singapore simbolo delle contaminazioni culturali, o un Hotel sul lungomare dove l'unica persona autentica è un bambino che gioca con il suo aquilone.
Dov'è il varco? È possibile salvarsi dal vuoto di significato? È possibile recuperare la memoria e con essa il divenire storico? Il negozio di Miss France sembra racchiudere il passato, ciò che siamo stati, la memoria e quindi l'autenticità. Un'isola dove essere finalmente se stessi, dove poter giocare e continuare consapevolmente a sognare. Un'isola fuori da questo mondo. Claudio, il protagonista del racconto, trova in Miss France la sua àncora e si salva: «Il tuo mondo è un'àncora di salvezza per il nostro»; capisce che essere consapevoli di ciò che siamo stati è fondamentale per vivere il presente e prospettare un futuro.
Il bisogno di memoria e di storia come àncora lo ritroviamo anche in Holly, racconto ambientato al Cimitero del Verano a Roma. Il silenzio di Chris, il suo voler prendere le distanze dal mondo, il suo voler osservare le altrui esistenze da lontano attraverso il vissuto immaginato delle persone sepolte, non è mai indifferenza. L'autore ad un certo punto osserva: «La storia è selettiva, vaglia e ripesa persone e situazioni». E più avanti vuole fare i conti con la Storia quando cita il sacrario delle Fosse Ardeatine e il cimitero di Cassino ma, aspetto importante, sempre partendo dalle singole esistenze che le tragedie della Storia hanno vissuto e sofferto.
Il senso di estraneazione come condizione in cui l'uomo è costretto a vivere è ben rappresentato in Sakura. Ivan, il protagonista, inizialmente un 'estraneo' al mondo e alla vita, si innamora di Sakura e finalmente riesce a dare un senso alla sua esistenza. Il rapporto tra i due viene violentemente interrotto e Ivan è costretto a lasciare Singapore senza poter rivedere un'ultima volta Sakura. Tuttavia, Ivan viene completamente trasformato da questa esperienza: «Seduto su un molo della sua città guarda il tramonto in inverno. Dentro un mare gelido che però gli riscalda il cuore, sa che Sakura c'è e sa anche che ciò che gli incendia le guence non è il rosso della scia luminosa del sole. Un ponte oltre i confini del tempo e dello spazio lega ciò che fu a ciò che è, poiché spesso un evento passato genera un piccolo e curato giardino in noi; altre volte invece produce solo deserti e sterpaglie».
Nell'ultimo racconto, Il dazio, attraverso lo scrittore Francesco Telese, Gino Pitaro chiarisce la sua poetica: «[...] randagismo esistenziale, senza randagismo non c'è scrittura. La trasversalità è la caratteristica dei nostri tempi, purché non si esageri. Amava crogiolarsi nei propri pensieri quando questi avevano solide basi reali. La vita presenta degli "incartamenti" che nella realtà producono conseguenze diverse da quello che ci si aspetta; per leggere davvero dentro la vita bisogna conoscerne il linguaggio segreto. È estremamente coerente a sé stessa, ma ben ricoperta da un telo dove si proiettano giochi di prestigio con lo scopo di nasconderne le reali trame e di aggiungere le azioni dei partecipanti al grande spettacolo dell'esistenza, azioni che poi finiranno per avere un'utilità diversa o sconosciuta rispetto a ciò che si crede».
Solo la letteratura può conoscere il linguaggio segreto della vita, svelarne le reali trame, diradare la nebbia che ne offusca la reale consistenza. E tuttavia la letteratura ha bisogno di memoria per reinserire le singole isole abitate da naufraghi nel divenire storico, per farle sentire una piccola fibra dell'universo.

Con Babelfish Gino Pitaro dà prova di una ormai raggiunta maturità artistica e può essere inserito a pieno titolo tra i migliori scrittori italiani dell'ultima generazione.

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