I ragazzi di via Buonarroti 29

I ragazzi di via Buonarroti 29

sabato 30 novembre 2013

Paolo Monelli, Roma 1943- La battaglia per Roma a Porta San Paolo raccontata da un testimone.

Prima edizione, Migliaresi Editore, Roma, Febbraio 1945

La battaglia per Roma raccontata da Paolo Monelli

Finalmente è stato ristampato "Roma 1943".

Paolo Monelli: "Roma 1943"


Giovani animosi, uomini dai capelli grigi con lo scudetto di combattente dell’altra guerra all’occhiello, si trovarono in casa un fucile e corsero dalle parti di San Paolo a dare man forte ai granatieri e ai lancieri che sulla via Ostiense con tranquillo coraggio sparavano contro i tedeschi che cercavano di penetrare in città provenienti da Fiumicino, da Ostia, da Pratica di Mare.
[…]La giornata seguente, venerdì 10, s’inizia con colpi lontani di grosse artiglierie e un più vicino e intenso fragore di fucileria dalle parti di Porta San Paolo. […] Chi era stato la mattina fuori Porta San Paolo aveva potuto sperare ancora nel miracolo, che Roma avrebbe tenuto lontano il nuovo e antico nemico. Nei pressi della Basilica si respirava un’aria da quarantotto, di repubblica romana, borghesi armati e animosi, operai, artisti, studenti, mischiati a soldati di gran cuore; fra questi un centinaio di paracadutisti di passaggio per Roma diretti in Sardegna, che di loro impulso si erano collocati sopra una specie di argine al bivio della via Ostiense con la Laurentina, e sparavan rado e giusto contro i tedeschi. Allineati con loro ragazzi e uomini si facevano insegnare a sparare con le mitragliatrici. […] In città quando suonarono le sirene dell’allarme, la gente era a colazione; le poche trattorie aperte erano gremite. Cominciarono a udirsi gli scoppi d’artiglieria, colpi in partenza, esplosioni di granate. Tutti fuori, il naso all’aria. Non c’era paura. […] Carri di giovani scamiciati, che agitano bandiere, partono – gridano – per combattere i tedeschi a porta San Paolo. Dove, cessata dalle cinque ogni parvenza di resistenza ordinata, dispersi o ritiratisi i reparti dell’esercito regolare, continua fino a tarda sera fra il Testaccio e la piramide di Caio Cestio un’epica, disperata, inutile battaglia di borghesi, popolani, studenti, soldati isolati contro i tedeschi avanzanti che già con i pezzi dei carri prendono d’infilata la via Marmorata, e penetrano in città per viale Aventino e via del Circo Massimo. Sparano, questa gente nostra che nessuno ha pensato a inquadrare e a dirigere, con armi raccattate dai soldati in fuga, o distribuite da qualche sperduto gruppo di partiti; sparano da dietro gli alberi, stesi a terra, al riparo dei carri abbandonati, con una luce di febbre negli occhi, con manovre elementari e istintive. Un borghese alto, dai capelli grigi, con un fucile mitragliatore, ripete fra una raffica e l’altra parole sconnesse, «Voglio difendere la mia patria». Qualcuno cade giù, morto. Finiscono di bruciare, sul piazzale, carri e camionette. Soldati tedeschi, ubriachi di bottino di battaglia di sangue, sforzano le case vicine, malmenano violentano saccheggiano. […] Trovo al Grappolo d’Oro il pittore Guttuso che mi dice che a mezzogiorno combatteva con altri presso la piramide di Caio Cestio: «Si vedevano i tedeschi venire avanti a gruppetti di due o tre, curvi lungo i muri delle case, come nella pellicola di Stalingrado». […] Ingombrano qua e là le strade gruppetti di gente con carretti carichi di roba e di fagotti, che scappano dal Testaccio, da San Paolo, dove i tedeschi fanno saccheggi e angherie. […] La mattina del 12, domenica, alla radio delle otto un’incolta voce di romanaccio, forse uno dei portieri dell’Eiar (pronuncia «intèrim, caudijjo, ppace civvica», davanti alle parole più ostiche s’impunta), legge un bando del feldmaresciallo Kesselring che dichiara in stato di guerra tutto il territorio a lui sottoposto; in tale territorio sono valide le leggi tedesche di guerra; è proibito questo, è proibito quello, chi contravviene sarà fucilato secondo le leggi tedesche di guerra. Questa è la fine dell’avventura romana, il colpo mortale alle pazze speranze per cui cittadini erano accorsi alle fucilate come ai tempi del risorgimento, la fine di ogni equivoco e di ogni inganno[1].

Nuova Edizione, Einaudi, 1993, 2012.





[1] Paolo Monelli, Roma 1943, pref. di Lucio Villari, Einaudi, Torino 1993, pp. 167-186.



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