I ragazzi di via Buonarroti 29

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sabato 10 novembre 2012

Redazione Paperback: L’affaire Dreyfus. La verità in cammino. 22-11- 2011 - Recensione al libro di Emile Zola, L'affaire Dreyfus, a cura di Massimo Sestili, Giuntina, 2011.


Redazione Paperback

«Mi espongo deliberatamente. Quanto alle persone che accuso, non le conosco, non le ho mai viste, non nutro nei loro confronti, né rancore né odio. Sono per me solo semplici entità, delle menti socialmente perniciose. E l’atto che qui compio è soltanto un mezzo per accelerare l’esplosione della verità e della giustizia. Sono mosso da un’unica passione: quella di far luce, in nome dell’umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta appassionata non è che il grido della mia anima. Si osi dunque tradurmi davanti alla corte d’assise, e che l’inchiesta abbia luogo alla luce del sole! Aspetto».

Queste sono le righe finali di un’appassionata lettera aperta al Presidente francese scritte da Émile Zola: il J’accuse che, in questi giorni, l’editore Giuntina riporta in libreria.
L’affaire Dreyfus. La verità in cammino è la raccolta dei brani scritti dall’autore francese per difendere l’ufficiale ebreo Alfred Dreyfus dalle accuse, ingiuste, di alto tradimento. Arrestato nell’ottobre del 1894, dopo un giudizio sommario e precipitoso, l’ufficiale fu degradato e condannato ai lavori forzati e alla deportazione a vita nell’Isola del Diavolo nella Guyana francese con l’accusa di aver rivelato segreti relativi alla difesa ai tedeschi.
Il colpevole, in realtà, era un suo commilitone ma i comandi militari e i politici della Repubblica francese decisero di dare in pasto all’opinione pubblica e alla stampa un innocente, un ebreo proveniente dall’Aslazia (regione franco-tedesca) perché, in cerca di consensi, fecero leva sull’ondata di odio antisemita che stava dilagando nella piazze francesi.
Zola, venuto a conoscenza di questo scandalo, si schierò dalla parte di Dreyfus e decise di combattere e portare a galla la verità dei fatti. L’intervento più famoso , il J’accuse – pubblicato oggi per la prima volta integralmente –, indica nomi e cognomi dei responsabili che hanno condannato un innocente. Il J’accuse è una della più grandi e importanti denuncie alla ragion di Stato destinata a rimanere nella storia sia per la sua forza e per il coraggio con cui lo scrittore riporta la realtà dei fatti sia per il richiamo appassionato e convinto alla responsabilità degli intellettuali. Perché, sostiene Zola, c’è differenza tra uno scrittore e un intellettuale: l’intellettuale deve essere in grado di esporsi, di rischiare per denunciare soprusi e giochi di potere, deve lottare per la verità e per la libertà dell’uomo con la scrittura e la parola anche se, spesso, prendere posizione può avere effetti devastanti sulla propria vita. È importante recepire il messaggio di Zola perché, come ha scritto Roberto Saviano in un articolo comparso su Repubblica, ancora oggi ha un forte significato: «Se chi mi legge non conosce ancora il J’accuse, che non aspetti tempo e non lo perda ancora con me leggendomi. Vada a quelle parole che, necessarie per Dreyfus e la Francia, lo divengono universalmente per chiunque sconti l’aggressione del potere. Perché anche le nostre notti non siano “ossessionate dallo spettro dell’innocente che espia laggiù, tra le più atroci torture, un crimine che non ha commesso”».
Émile Zola, giornalista e scrittore francese, nasce a Parigi nel 1840. Negli anni compresi tra il 1870 e il 1893 scrive il ciclo dei Rougon-Macquart, una serie di romanzi realisti incentrati sulla realtà sociale del tempo. Questa raccolta scatena una serie di critiche provenienti dagli ambienti più conservatori e moralisti dell’epoca derivate dalla denuncia di Zola de le ipocrisie e delle bassezze della borghesia francese, ma soprattutto dai ritratti dei costumi sessuali di questa classe sociale (Nanà).
Nel 1898 interviene nell’affaire Dreyfus e lotta per il riesame del caso. In seguito alla pubblicazione del J’accuse deve fuggire in Inghilterra per evitare il carcere e potrà rientrare solo in seguito all’amnistia nel 1900.
Muore nel 1902 soffocato dalle esalazioni di una stufa – i dubbi su un assassinio non furono mai fugati del tutto.


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