I ragazzi di via Buonarroti 29

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sabato 12 maggio 2012

Gio. Ro., Nel silenzio la giustizia muore; Corriere di Romagna 15 maggio 2005. Recensione al libro di Massimo Sestili, L'errore giudiziario. L'affaire Dreyfus, Zola e la stampa italiana.



L’affaire Dreyfus
“Nel silenzio la giustizia muore”
Due libri di Lazare e Sestili per capire il caso che sconvolse la Francia di fine Ottocento
Gio. ro.

Nell’anno in cui Tratti/Mobydick compie vent’anni (nel febbraio del 1985 uscì infatti la prima copia della rivista Tratti), la casa editrice di Faenza, nata da un progetto di Giovanni Nadiani e Guido Leotta, celebra con iniziative ed eventi culturali i suoi 500 titoli in catalogo.
Una di queste presentazioni, tenutasi il mese scorso, ha coinvolto due interessanti titoli che con accenti e tagli molto diversi trattano il caso Dreyfus, che sconvolse la Francia di fine Ottocento, mettendo in luce una delle pericolose minacce sociali che avrebbero segnato poi il secolo a venire: l’antisemitismo.
Non è questa la sede per illustrare le vicende giudiziarie del capitano Alfred Dreyfus e di come fu ingiustamente accusato di alto tradimento. Certo è che questi due libri aiutano il lettore ad addentrarsi nella vicenda e soprattutto a comprendere il clima politico e sociale dell’Europa di quegli anni.
Paolo Fontana nella sua prefazione all’opera di Bernard Lazare ci illustra brevemente il contesto in cui questo pamphlet (il cui titolo originale era L’affaire Dreyfus: une erreur judiciaire) uscì nel 1896, sostenendo l’iinocenza di Dreyfus due anni prima del più famoso J’accuse di Zola.
Il curatore pone l’accento sulla valenza sociale e culturale dell’episodio, che ebbe tra le più felici conseguenze la fondazione della Ligue des droits de l’homme con lo scopo di difendere i diritti di uguaglianza, libertà e giustizia propugnati dalla rivoluzione del 1789.
Massimo Sestili nel suo saggio L’errore giudiziario. L’affaire Dreyfus, Zola e la stampa italiana, oltre a presentare ovviamente il panorama storico in questione, estende il discorso al ruolo che ebbero gli intellettuali del secolo scorso non solo francesi, ma con particolare riferimento all’Italia grazie ad una ricca antologia di articoli tratti da quotidiani dell’epoca.
Senza la pretesa di aggiungere dati nuovi o inediti, l’autore interpreta alcuni episodi chiave del periodo alla luce del presente e dei valori che il Novecento a fasi alterne ha disprezzato e riaccreditato. Entrambi i lavori sono serie analisi storiche e sociologiche, ma credo vada soprattutto evidenziata la volontà culturale di sostenere l’idea dell’indispensabile ruolo attivo dell’intellettuale all’interno di ogni contesto sociale.
“Allora, com’ora, come sempre”. Perché “nel silenzio la giustizia muore” (Massimo Sestili).

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