I ragazzi di via Buonarroti 29

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lunedì 7 maggio 2012

Elena Mazzini, recensione al libro di Massimo Sestili, L'errore giudiziario. L'affaire Dreyfus, Zola e la stampa italiana. Zapruder N.9 2006.


“Zapruder”, Gennaio-Aprile 2006 n.9 
Massimo Sestili, L'errore giudiziario. L'affaire Dreyfus, Zoìa e la stampa italiana. Con una nuova traduzione del J'accuse di Zola, Postfazione di Giuseppe Panella, Faenza, Mobydick, 2004, pp. 251, euro 16,00. 

di Elena Mazzini
Il nutrito panorama di studi dedicati al caso noto come "affaire Dreyfus" non ha impedito a Sestili di presentare questo capitolo della storia francese da una prospettiva originale e feconda. Articolato in quattro sezioni, il libro si apre con una ricostruzione delle fasi che scandirono la vicenda umana e giudiziaria del capitano Dreyfus, dettagliando gli snodi che portarono a condannare un innocente e, in ultimo, a ritrattare il verdetto di colpevolezza.
                           
La cronologia dei fatti si accompagna a una disamina sulle cause che indussero la Francia della Terza repubblica, indebolita dalla sconfitta del 1870, ad individuare in un ebreo alsaziano, fedele servitore dell'esercito, il capro espiatorio di un sentire collettivo inquieto e disunito che trovava in una agguerrita libellistica antisemita la sua esplicita espressione ideologica. Su Dreyfus si concentrarono quelle accuse codificate da una lunga tradizione antiebraica che conteneva in sé livelli concettuali di natura religiosa e politica diretti ad identificare nell'ebreo l'elemento estraneo della nazione, portatore di quella disgregazione sociale propagandata da un'agguerrita pubblicistica antisemita. Ancor prima di Zola, fu un intellettuale anarchico di origine ebrea, Bernard Lazare, a prendere le difese di Dreyfus, firmando dal 1896 articoli concepiti come "manifesti" militanti antagonisti all'apparato militare francese che, tramite la con-danna esemplare di un "traditore", esibiva la forza e la coesione interna di una componente fondamentale della nazione - l'esercito - il cui prestigio era stato intaccato dalla sconfitta del 1870. Lazare e Zola attraverso la scrittura di articoli mobilitanti, animati da una precisa consapevolezza civile, dettero vita alla figura dell'intellettuale engagé teso a connettere l'azione culturale ad una militanza più politica. La parte finale dell'opera analizza i maggiori quotidiani italiani durante il dipanarsi dell'affaire che, ad eccezione della stampa cattolica, si posizionarono sul fronte dreyfusardo. «Civiltà cattolica» e l’«Osservatore romano», al contrario, abbracciarono e propagandarono le tesi antisemite sostenute oltralpe dal giornalista Éduard Drumont e dagli ambienti della destra nazionalista. Nell'ampia appendice al volume sono riportati estratti di articoli usciti sulla stampa italiana che, dal «Corriere della sera» alla «Stampa», dall'«Avanti!» a «Civiltà Cattolica», testimoniano la rilevanza assunta da un caso che appassionò i settori della comunità nazionale preposti alla formazione di un'opinione pubblica, che in Italia avrebbe trovato in questa vicenda una sua prima compiuta articolazione. La lettura, o ri-lettura, di questo rinomato caso giudiziario e politico è efficace nella misura in cui si correla un'analisi storica fondata su un solido livello documentario ad una riflessione metatemporale ruotante attorno al dilemma, ancor oggi ben radicato anche in quelle società cosiddette "civilizzate", di come si possa fare giustizia senza dover creare una cultura paranoica della colpevolezza, plasmata secondo esigenze non sempre corrispondenti ad una ricerca effettiva della verità.



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