I ragazzi di via Buonarroti 29

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mercoledì 23 maggio 2012

Associazione culturale AL.DO. INSIEME di Perugia. L'affaire Dreyfus: il paradigma di ogni ingiustizia. Recensione al libro di Massimo Sestili, L'errore giudiziario. L'affaire Dreyfus, Zola e la stampa italiana. Mobydick.



AL.DO INSIEME Bollettino dell’Associazione Culturale - Perugia
L’affaire Dreyfus: il paradigma di ogni ingiustizia

Caso giudiziario tragicamente e universalmente conosciuto, l’affaire Dreyfus ancora oggi non cessa di stupirci per la vasta letteratura che incessantemente produce. Pur in assenza di significative scoperte documentali in grado di illuminare di nuova luce l’intricato processo, generazioni di storici e scrittori si sono confrontati con l’affaire, dando vita a diverse interpretazioni storiografiche e ad un nuovo genere letterario, l’affaire appunto, destinato ad avere un grande successo fino ai nostri giorni. Il recente studio di Massimo Sestili (L’errore giudiziario. L’affaire Dreyfus, Zola e la stampa italiana; Edizioni Mobydick, 2004) contribuisce in modo significativo a tenere viva una consolidata tradizione che vede nell’affaire Dreyfus il paradigma di ogni ingiustizia e la prova generale dell’antisemitismo moderno con i suoi nefasti sviluppi. Ma veniamo ai fatti.
La mattina del 15 ottobre 1894 il capitano dell’esercito francese Alfred Dreyfus, ebreo di origine alsaziana, viene arrestato con l’accusa di aver trasmesso informazioni militari di assoluta importanza strategica alla Germania, considerata, dopo Sedan, la principale nemica della Francia. Dopo un sommario processo a porte chiuse, senza nessuna prova evidente, e soprattutto senza un valido movente che potesse giustificare un’accusa così grave, sulla base del solo bordereau attribuito a Dreyfus da perizie calligrafiche contrastanti, l’ufficiale viene riconosciuto colpevole e condannato al carcere a vita e alla degradazione militare. La mattina del 5 gennaio 1895, durante la cerimonia pubblica di degradazione dell’ufficiale, dalla folla che partecipava all’evento si sprigionava il sinistro grido di “Morte all’ebreo!” e “Morte al Giuda traditore!”; quella mattina era presente anche Theodor Herzl, il fondatore del sionismo. Ci vorranno altri due processi, gli interventi autorevoli di Bernard Lazare e Émile Zola con il suo dirompente J’accuse, per ristabilire finalmente la verità: solo nel 1906 Alfred Dreyfus verrà riconosciuto innocente e reintegrato nell’esercito.
Massimo Sestili nel suo libro, dopo aver minuziosamente ricostruito la storia del processo con i suoi principali attori, arrestandosi cronologicamente al gennaio 1898 con la pubblicazione del J’accuse, si sofferma su due aspetti particolarmente interessanti: l’affaire come genere letterario (tema ripreso e ulteriormente sviluppato nell’ottima postfazione da Giuseppe Panella) e le evidenti responsabilità del cattolicesimo reazionario e oscurantista nella condanna dell’ebreo Dreyfus.
L’errore giudiziario è una indagine storica volutamente ancorata dall’autore ad una tradizione letteraria che in Italia ha avuto due fondamentali maestri: Alessandro Manzoni e Leonardo Sciascia. L’epigrafe del libro, dedicata a due importanti interventi di Sciascia sulla giustizia, e l’ampia introduzione che ha come riferimento e principale interlocutore il Manzoni della Storia della colonna infame, non lasciano adito a dubbi: l’autore, nella sua esperienza di scrittura e le sue riflessioni sulla giustizia, dialoga con due scrittori che hanno contribuito in maniera decisiva alla diffusione, attraverso la letteratura, dell’idea forte di una giustizia laica e terrena, in alternativa all’aberrante idea di una giustizia metafisica o religiosa.
Da questi riferimenti ideali, di cui l’autore lascia abbondanti tracce, ne discende una lettura dell’affaire Dreyfus come evidente caso di errore giudiziario che sottende uno scontro politico di enormi dimensioni, ed uno scontro epocale tra due visione del mondo completamente divergenti. Ad essere messa in discussione non è sola la colpevolezza o l’innocenza di Alfred Dreyfus, ma la civiltà laica nata dall’illuminismo e dalla Rivoluzione.
La sottile trama di riferimenti intertestuali, a volte palesi altre volte sottintesi, rimanda conseguentemente ad una consolidata tradizione del genere che inizia con Il trattato sulla tolleranza di Voltaire, prosegue con L’errore giudiziario di Bernard Lazare e il J’accuse di Zola, per proseguire nel Novecento con Anatole France, André Gide e Jean Giono. E non è certamente un caso, che i citati Manzoni della Colonna infame e Sciascia del Contesto, siano gli autori italiani che più di altri abbiano fatto riferimento alla cultura illuminista e alla visione della giustizia che il laicismo ha diffuso, anche attraverso l’impegno di un Pietro Verri o del più importante Cesare Beccaria.
Per quanto riguarda l’aspetto più propriamente storiografico, l’autore, denunciando le gravi responsabilità dei cattolici non solo nella condanna di Dreyfus, ma soprattutto nella violenta campagna antisemita che si scatena nel paese prendendo a pretesto il suo presunto tradimento, cerca di collocare la nascita e lo sviluppo dell’antisemitismo moderno all’interno del conflitto tra finanza ebraica e finanza cattolica.
Il millenario antigiudaismo religioso, che nonostante la legislazione emancipatoria nei confronti degli ebrei continuava ad essere alimentato, nel XIX secolo si salda con l’antisemitismo nazionalista di Drumont e Barrés. A questo punto sentimenti molto diffusi come la xenofobia, trovano nell’ebreo un nuovo nemico da combattere, perché ritenuto responsabile della crisi politica, economica e sociale che attraversava il paese. In realtà si animava la piazza contro gli ebrei per sviare l’opinione pubblica dal vero problema: la lotta tra capitalisti ebrei e capitalisti cattolici per il controllo della finanza. E i veri responsabili di questa nefasta lotta sono i cattolici, che, come denuncia lo stesso Zola, piuttosto che mettersi sul terreno di una leale concorrenza per superare la supremazia ebraica, cercano di screditare gli ebrei alimentando l’odio nei loro confronti.
Un altro indubbio merito della ricerca di Massimo Sestili è l’avere inserito nel libro una corposa antologia di articoli tratti da quotidiani e riviste dell’epoca; documenti di particolare interesse per tutti coloro che vogliono approfondire la storia dell’antisemitismo che vengono pubblicati per la prima volta.

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